La vera sfida oggi non è "lavorare di più", ma far sì che le persone siano produttive e soddisfatte il più a lungo possibile

Recentemente, durante un convegno organizzato dalla LILT di Chioggia, ho approfondito il tema della longevità legata agli stili di vita. Un concetto che sembra confinato alla sfera privata, ma che è invece fondamentale in ogni organizzazione longeva.

Il benessere come asset competitivo

Se il capitale umano è il motore dell’azienda, lo stress subìto è l’attrito che lo logora. L’equilibrio tra benessere e risultati passa per due pilastri fondamentali che si possono integrare nei propri modelli organizzativi e nella formazione interna:

  • La via biologica (Respirazione Consapevole): Non è una tecnica di relax, ma uno strumento tecnico di modulazione emotiva. Insegnare ai collaboratori a gestire il proprio sistema nervoso attraverso il respiro significa mantenere la lucidità decisionale anche sotto pressione.
  • La via psicologica (Autodeterminazione): Le persone non soccombono al carico di lavoro se si sentono agenti attivi. Favorire l’autodeterminazione nel proprio lavoro trasforma il “dover fare” in “voler fare”, favorendo alti livelli di motivazione e prestazione nel lungo periodo.

 

Verso uno Welfare Esperienziale

Inserire in azienda uno spazio formativo ed esperienziale su questi temi è una chiave strategica. Significa passare da comportamenti reattivi a comportamenti adattivi: meno burnout, più coinvolgimento, migliori performance.

Grato alla LILT di Chioggia per l’invito, ai miei colleghi relatori Dr. Aldo Cacco e Dr. Giovanni Collalti e a tutti i partecipanti per il confronto stimolante su come trasformare la consapevolezza individuale in benessere.

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